Talvolta i quotidiani riportano informazioni corrette ma dimostrano un'atteggiamento conformista ed acritico nella reazione a tali informazioni.

L'atteggiamento acritico e anti-culturale è ovviamente lesivo nei confronti del software libero, oltre che della libertà degli utenti del software.

Forse chi non è addentro alle questioni relative al software libero potrà non capire la gravità dei testi riportati. Invito il lettore a soffermarsi sulla valenza culturale e sociale del software in generale e del software libero in particolare, valenza storpiata e sminuita, a tutto vantaggio dei soliti ignoti, da questi interventi.

Le citazioni rientrano dal margine sinistro (e i titoli sono sottolineati). I commenti sono in corsivo.

TG1 della RAI, 24 Marzo 2002.

Informazione e commenti di Carlo Strozzi

Si tenta di spiegare come sia possibile inviare comunicazioni anonime via e-mail. Per farlo viene intervistato l'esperto informatico di turno, ma anzichè presentarlo come semplice tecnico lo speaker preferisce annunciarlo come «un pirata informatico, un hacker», infondendo così nel grande pubblico due idee sbagliate in un colpo solo: la prima è la percezione che un esperto informatico sia tendenzialmente un delinquente, e la seconda è che "hacker" sia sinonimo di malandrino, secondo un'equazione mistificatoria ormai molto radicata nei media, ma che rappresenta l'esatto opposto della realtà.

La lettera inviata da Carlo Strozzi a commento di questo e` disponibile qui, nella sezione delle opinioni.

Il Venerdì, supplemento di Repubblica, 26 Ottobre 2001.

Informazione e commenti di Antonio Memo

Pagine 113-114:
Il mio pinguino contro super Microsoft.
Il ritroso Torvalds arriva in libreria [...] con l'introduzione a L'etica hacker [...] in cui si racconta come i cosiddetti pirati informatici [...] costruiscano tecnologie innovative e ridisegnino l'etica del lavoro.
La didascalia riprende e amplifica il concetto:
Didascalia di una foto: Dalla parte degli hacker
Linus Torvalds è vicino anche ai pirati della rete: sua l'introduzione a «L'etica hacker» in uscita da Feltrinelli.

Ma quali pirati e pirati? C'è una grave incertezza dell'articolista riguardo al termine hacker, in particolare nel contesto del libro citato, che non parla di «pirati» ma di programmatori. Si veda al proposito la sezione sulle leggende urbane.

Purtroppo, come spesso succede, abbiamo verificato che titoli e didascalie non vengono scritti dai giornalisti. Anche in questo caso, il giornalista sapeva quello che scriveva, ma gli altri componenti la redazione no. Possiamo fidarci dei giornali se titoli e didascalie debbano essere scritti da persone incompetenti sulla materia dell'articolo?

La Stampa, 26 Settembre 2001.

Pagina 24: Quattro programmi su 10 sono copiati illegalmente
[...] A presentare la fotografia del fenomeno è la Microsoft. [...] Si calcola che il danno economico alle aziende è di 900 miliardi [in Italia]. I dati sono stati calcolati [...] per conto della BSA. Uno studio [...] conferma che la pirateria informatica ha impedito la creazione di 37mila posti di lavoro in Italia. [...]
Un'idea profondamente sbagliata è che la copia abusiva del software sia un danno per la società e porti a disoccupazione. La copia non va bene, ma dire che devi comprare sw per il bene del paese è come dire che il baco del millennio è stato un bene perché ha portato ad un aumento dell'occupazione (corriere della sera, fine estate 1999).

E chi avrebbe assunto 37 mila persone, cioè una ogni 24 milioni di lire (di quei 900 miliardi citati)? Dubito che ogni 30 copie di Microsoft Office venga assunto un commesso nei negozi di informatica o un programmatore presso Microsoft.

Al proposito ho scritto una lettera al giornale, ovviamente non pubblicata, che riporto qui, nella sezione delle opinioni.

La Stampa "tutto libri tempo libero", 2 Giugno 2001.

Pagina 11: Bill Gates spera in Bush e parte al contrattacco
La Microsoft [...] sta sfornando una sfilata di software ([...]) e nuovi gadget ([...]).
[...]
Ma la Microsoft non era sotto inchiesta per abuso di posizione dominante? Secondo BusinessWeek, con l'amministrazione repubblicana di Bush, in sintonia con gli interessi delle grandi aziende, sono aumentate le probabilità di un accordo con l'Antitrust.
[...]

Eppure [...] Windows XP, sul mercato a ottobre, è un prodotto monopolistico: più del 95% [...] . E viene venduto impacchettato con altri prodotti Microsoft: [...].
[...] Sun Microsystems [...] dice che la nuova strategia ".net" viola la legge Antitrust. [...]
Il commissario europeo Mario Monti sta studiando la possibilità di costringere la Microsoft a rivelare una parte del suo codice sorgente.
Fin qui niente da dire. Vengono citati fatti realmente accaduti e opinioni realmente espresse.
Ma secondo gli esperti il sistema Xp è un'idea che piace ai consumatori, facilitando il collegamento a Internet. E se va bene per i consumatori, chissenefrega del monopolio. O del suo codice sorgente. O no?
E io mi chiedo, ha senso buttare a mare tutto perché qualche esperto (chissà di che fazione) dice che piace ai consumatori? Tutti questi anni di protesta contro la TV spazzatura non ci hanno insegnato niente? Vogliamo davvero buttarci a capofitto sotto il controllo di un'unica azienda?

Chissenefrega della libertà, se il collegamento a Internet è facilitato. Viva Internet.


Copyright (C) 2001 Alessandro Rubini <rubini@linux.it>.
Copyright (C) 2001 Antonio Memo
Copyright (C) 2002 Carlo Strozzi <carlos(at)linux.it>.

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Ultimo aggiornamento: $Date: 2002/04/02 21:58:58 $