Il caso Sklyarov è andato evolvendosi nel tempo. Scott Frewing, viceprocuratore di San José, California, ha citato in giudizio la software house presso cui Sklyarov lavorava. Dopo alcuni ritardi, dovuti ai tempi burocratici necessari ad ottenere un visto di entrata negli Stati Uniti per Alex Katalov, presidente di ElcomSoft, il processo è cominciato effettivamente il 3 Dicembre 2002.
La linea della difesa è stata improntata sul concetto che Adobe ed ElcomSoft hanno due idee diverse sul tipo di controllo che gli utenti dovrebbero poter avere sul software che hanno regolarmente acquistato. Questo concetto, unito al fatto che il prodotto di ElcomSoft usato per aggirare il meccanismo di protezione degli eBook è sempre stato pubblicizzato come strumento di backup per le copie legalmente acquistate, non è apparso sufficiente per evitare di andare in giudizio. Il DMCA non prevede questo tipo di libertà per gli utenti.
Poco dopo lo scoppio del caso, Adobe ha deciso - probabilmente per motivi di immagine, dato il clamore che la vicenda ha suscitato e le reazioni che ha prodotto nella comunità dei programmatori - di uscire di scena, continuando però di fatto a sostenere la bontà del DMCA come mezzo per far valere i propri "diritti". A sostenere l'accusa in veste ufficiale è stato il governo degli Stati Uniti, che ha impostato la propria linea d'accusa dipingendo la ElcomSoft come affiliata ad una rete mondiale di pirati informatici e sostenendo che il programma da essa sviluppato fosse di fatto uno strumento da scassinatori.
Comunque, a quanto pare alcune storie finiscono bene. Il 17 Dicembre 2002 la ElcomSoft è stata giudicata non colpevole dalla giuria. La linea della difesa nel sottolineare con particolar vigore la condotta responsabile di ElcomSoft - la ditta aveva rimosso il software dal proprio sito web subito dopo essere stata contattata dai legali di Adobe - è stata fondamentale, ma ancor più importante è stato il fatto che, secondo i giurati, "non si comprende perché un'azienda miliardaria dovrebbe rischiare la propria fortuna pubblicando un software illegale sul proprio sito web" e che il DMCA è così complesso e confuso che è ammissibile pensare che la ElcomSoft non avesse capito sino in fondo la sua portata e che il programma da essa sviluppato stesse violando quella legge specifica.
Anche se questa è una piccola vittoria per chi è contrario al DMCA e a ciò che essa rappresenta, va fatto notare che di fatto tutta l'assoluzione si è giocata sul concetto di "volontarietà". Non potendosi dimostrare la volontarietà di ElcomSoft nel violare il DMCA, la giuria ha ritenuto che non sussistessero le basi per un verdetto di colpevolezza. Alcuni avvocati, come Evan Cox dello studio Covington & Burlington, hanno riflettuto sul fatto che il caso Sklyarov è proprio il tipo di situazioni che il DMCA avrebbe dovuto prevenire e/o punire; e l'assoluzione, dunque, getta dei dubbi sull'effettiva portata di questa legge, quantomeno negli Stati Uniti. In ogni caso, tuttavia, non è stata messa in discussione la sostanza del DMCA, né si può escludere che in un futuro prossimo i criteri in base a cui giudicare la "volontarietà" divengano meno restrittivi.
Quel che è certo è che il caso Sklyarov/Elcomsoft si è definitivamente chiuso. Secondo la legge statunitense per i processi penali, a differenza di quelli civili, non è possibile ricorrere in appello.
Per maggiori informazioni sul caso Elcomsoft, è possibile far riferimento ai seguenti link:
Copyright (C) 2003 Andrea Glorioso <andrea.glorioso@binary-only.com>.
La copia letterale e la distribuzione di questa pagina nella sua integrità sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.
Ultimo aggiornamento: $Date: 2003/01/03 16:36:28 $