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From: Philippe.Aigrain <Philippe.Aigrain@cec.eu.int> To: www-patentpolicy-comment@w3.org Subject: Concerns raised by new patent policy Date: Mon, 1 Oct 2001 12:06:50 +0200
Questo messaggio esprime solo la mia opinione personale e non deve essere considerato opinione ufficiale della Commissione Europea, mio datore di lavoro.
Sono il coordinatore della sezione sulle Tecnologie Software all'interno del programma di ricerca e sviluppo tecnologico «European Information Society Technologies», con particolari responsabilità nel campo del software libero e open source. Vorrei riportare le serie preoccupazioni sollevate da molti partecipanti alle nostre attività di ricerca dalla nuova proposta operativa [del W3C]. Vorrei anche offrire il punto di vista personale di qualcuno che quotidianamente segue l'interazione tra le tecnologie di informazione e comunicazione da un lato e diritti intellettuali e ambiti di proprietà intellettuale dall'altro.
Vorrei iniziare citando l'intervento del Commissario Europeo Busquin alla conferenza «OECD Global Research Village Conference» tenuta ad Amsterdam nel Dicembre del 2000: «Quando si enumerano le benedizioni di Internet dobbiamo ricordare che né Vinton Cerf né il CERN hanno brevettato Internet».
Chi richieda un cambiamento alla politica del W3C sull'accesso non oneroso a tecnologie brevettate deve anche provare che tale cambiamento è necessario. Ma leggendo la bozza operativa si trova solo la seguente giustificazione per il cambiamento proposto.
Nessuna di queste due giustificazioni arriva a fornire una prova reale che il cambiamento sia necessario. Esse fondamentalmente equivalgono a dire che la condizione perché il W3C continui ad essere un terreno di standardizzazione efficace è... smettere di svolgere il proprio lavoro nel mantenere la rete aperta ed equa. Il ragionamento che sta alla base è: o cediamo nei confronti delle potenti realtà industriali riguardo ai termini in cui esse possano ottenere introiti diretti dalle idee incluse negli standard (idee brevettate, soprattutto negli Stati Uniti, come processi o come algoritmi, programmi o strutture dati), oppure tali realtà rischiano di ignorare il processo di standardizzazione. Sono sicuro che per molti membri del gruppo di lavoro la nuova politica sia stata scelta come il miglior compromesso possibile in termini di apertura ed equità. Ma secondo me si sbagliano.
Il fattore chiave del successo della rete non è nell'essere stata adottata (spesso in ritardo) dalle grandi realtà industriali. È nell'essere stata adottata dalla collettività. La fiducia della collettività nella rete e nel World Wide Web, l'abilità di molti piccoli indipendenti attori (non sempre motivati dal profitto) nello sviluppare, sperimentare, verificare e portare alla maturità nuovi meccanismi di scambio di informazioni, sono ciò che portato alle grandi aziende più attività commerciali di quanto avrebbero mai potuto sognare. Ora questo è dato per scontato, i loro settori che si occupano di proprietà intellettuale vogliono capitalizzare su questo e derivare introiti dalla stessa infrastruttura della rete. Vogliono anche plasmare la rete sul modello della loro attuale posizione e sui loro modelli commerciali nella radiodiffusione, nell'elettronica di consumo e nelle telecomunicazioni. Nel frattempo, chi realmente aderisce agli standard di apertura e libertà di accesso alle idee avrà successo nei mercati di domani... se sarà permesso a tali mercati di esistere.
La rete di oggi è solo un pallido anticipo degli scambi telematici di informazione del futuro. L'evoluzione futura di tale infrastruttura si appoggia sulla continua possibilità, a costi di accesso estremamente bassi, di creare innovazione. L'utilizzo di brevetti secondo le nuove regole non creerà alcun problema alle grandi aziende in grado di accordarsi per scambi di licenze, o per le quali una licenza RAND [ragionevole e non discriminatoria, NdT] è una parte invisibile dei costi di contorno. Ma creerà inaccettabili barriere all'innovazione distribuita da parte di molte piccole realtà.
Infine, vorrei sottolineare come le nuove regole presumono il risultato di un dibattito sul campo di brevettabilità che è lungi dall'essere terminato, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa.
Philippe Aigrain Head of Sector "Software Technologies" European Commission DG INFSO/E2 Office N105 3/54 Philippe.Aigrain@cec.eu.int Postal address: rue de la Loi 200, B-1049 Brussels, Belgium Office address: avenue des Nerviens 105, B-1040 Brussels Secretary: Tania Devroede Phone: +32.2.295.0411 Tania.Devroede@cec.eu.int Phone (direct): +32.2.296.0365 Fax: +32.2.296.7018 http://www.cordis.lu/ist/ka4/tesss/Questo messaggio esprime solo la mia opinione personale e non deve essere considerato opinione ufficiale della Commissione Europea, mio datore di lavoro.