Le idee qui raccolte sono state espresse il 10 Aprile 2002 nella lista discussioni@softwarelibero.it nei messaggi:
http://lists.softwarelibero.it/pipermail/discussioni/2002-April/003801.html, di Davide barbieri
http://lists.softwarelibero.it/pipermail/discussioni/2002-April/003802.html di Federico di Gregorio.

La citazione parziale e l'adattamento sono stati autorizzati.


Vendere software libero

Una domanda che viene fatta di frequente dai chi è estraneo al concetto di software libero è se e come sia possibile vendere «per copia» un programma con licenza d'uso libera.

L'idea della vendita delle copie è un controsenso

Come sottolineato da Federico di Gregorio, la vendita di copie di un programma libero è un controsenso in due casi:

  1. Quando si parte con l'idea di scrivere un programma ex-novo (non finanziato) con l'idea di venderlo.
    Chi lo comprerà? nessuno. Quello che anche Red Hat e le altre aziende fanno è di vendere il valore aggiunto (manuali, abbonamenti, supporto eccetera), non il software vero e proprio.
  2. Quando si ha del software pronto (già pagato da un cliente) e si vuole impacchettarlo e venderlo ad altri clienti a prezzo fisso.
    Se uno di tali clienti e' abbastanza furbo rivenderà a sua volta il programma ad un prezzo inferiore.

Quello che si può vendere invece è:

Sempre secondo Federico, «l'errore è il voler applicare un modello economico, quello della vendita del prodotto fisico, a nuovi prodotti che sono tutt'altro che fisici.»

«Il software libero tende a riportare il lavoro nelle mani di singoli e/o piccoli gruppi, allontanandolo dalle classiche società che fondano la propria sicurezza sui grandi numeri.»

«Le licenze proprietarie non sono altro che il triste tentativo di rendere 'fisico' un prodotto che fisico non è.»

Modelli economici sostenibili

Davide Barbieri, invece, ricorda come la vendita di software libero sia possibile, anche se in modalità diverse da quelle tipiche del software proprietario, riassumendo in questi punti:

Ma, continua Davide, «esiste un altro metodo, secondo me, che potrebbe funzionare con l'approccio classico (produco, impacchetto, vendo copie), anche se non lo ho ancora visto realizzato in pratica: la GPL e le altre licenze libere non forniscono alcuna garanzia, ma permettono di vendere copie in cambio, per esempio, di tale garanzia.»

«Ci dovrebbero essere mercati (quello medico? quello militare? quello nucleare?) in cui la garanzia è fondamentale. Ecco che sviluppare software libero (GPL ma non solo), da un lato potrebbe attirare contributi degli utenti con i vantaggi tecnici che ben conosciamo e dall'altro potrebbe tranquillamente essere venduto inscatolato con garanzia.»

Per esempio, «sviluppo un programma per gestire macchine medicali, lo rendo GPL e lo vendo in più copie a tutti gli ospedali, con la garanzia che la versione che io vendo è funzionante e non darà problemi.»

Come ricordato da Marco Pietrobono all'interno dello stesso filone di discussione, offrire una garanzia comporta delle responsabilità e quindi dei costi, forse anche per avere una copertura assicurativa. Ma in questo specifico settore di mercato ogni problema del fornitore di software risulta indipendente dalla licenza d'uso dei programmi; quando esiste un mercato in cui l'utente paga la garanzia sul prodotto e non il prodotto in quanto tale, il software libero può usare le stesse modalità commerciali del software proprietario.


Copyright (C) 2002 Alessandro Rubini <rubini(at)linux.it>.
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Ultimo aggiornamento: $Date: 2002/04/15 09:36:41 $